Maratoneti

Qualche giorno fa, Francesco, un amico dell’associazione, ha condiviso con noi uno speech di Roberto Mercadini effettuato in occasione dell’evento Diabetes Marathon .
Mercadini, nel suo intervento, ha ben sintetizzato la vita di un bimbo con il diabete di tipo 1, ha rappresentato il “mondo” che gravita intorno a questa patologia che, troppo spesso, viene ancora erroneamente associata al diabete di tipo 2.


La vita con il diabete è una maratona, come dice Mercadini, o potremmo osare dire una ultramaratona: le difficoltà che si incontrano non sono limitate al momento della comunicazione della patologia, ma si presentano in modo diverso durante tutto l’arco della vita.


Il segreto per vincere questa maratona si trova nella lettura che viene data agli eventi, e noi genitori siamo chiamati, in prima persona, ad aiutare i nostri ragazzi ad acquisire quegli strumenti utili, non per evitare le difficoltà della vita ma per affrontare con giusto spirito combattivo le sfide che si presentano lungo il percorso di ciascuno.


Il Prof. Pietro Trabucchi, nel suo libro “Resisto dunque sono”, spiega a tutti noi cosa significhi “Ristrutturare cognitivamente” qualcosa: esso indica la capacità di trovare degli elementi positivi in un evento negativo, modificando il nostro modo di guardarlo: trovare una nuova abilità per affrontare un problema, ricavare un insegnamento da un errore, rialzarsi fortificati da una sconfitta.


L’ascolto di Mercadini e le parole di Trabucchi ci calano nella realtà che ognuno di noi sta vivendo in questo momento a causa del coronavirus: non stiamo gareggiando una competizione di 100 mt ma una maratona e, come tale, deve essere affrontata con lo stesso approccio con cui un maratoneta si prepara ad affrontare la sua gara.


Per questa sfida ognuno di noi si deve posizionare a metà strada tra l’ottimismo sprovveduto e l’esasperazione delle aspettative negative di ciò che potrà avvenire: il primo ci porterebbe a comportamenti inaccettabili, il secondo ci indurrebbe ad anticipare scenari catastrofici.


In questo momento dobbiamo dunque RESISTERE, stringere i denti per affrontare il problema con giusto realismo e fiducia nel futuro: per farlo al meglio dobbiamo creare una nuova quotidianità una “routine innovativa” per sconfiggere la paura, l’ansia e la frustrazione; dedichiamo ogni giorno a imparare cose nuove, diamo spazio alle passioni dimenticate, guardiamo la bellezza della “lentezza” di questi giorni e continuiamo ad abbracciarci virtualmente con i nostri amici e parenti sempre vicini ai nostri cuori.


Oggi ciascuno di noi, in tutto il mondo, si ritrova ad essere un maratoneta anche senza diabete.