Campi Scuola Bambini e Genitori

Negli ultimi anni si è assistito ad un aumento dell’incidenza del Diabete accompagnato da una riduzione dell’età d’insorgenza con sempre più frequente diagnosi in età inferiore ai 7 anni.

Il doversi confrontare con questa situazione “nuova” impone un’attenta riflessione sul percorso educativo da adottare e una diversa impostazione dall’istruzione alla gestione della malattia in funzione dell’obiettivo dell’autocontrollo e del vivere con il proprio diabete. 

Far vestire consapevolmente e con coerenza indolore i panni del diabetico a un bambino di 3 – 4 anni è, infatti, compito assai arduo, non privo di rischi e comunque non praticabile senza un’alleanza stretta con i genitori che, per primi e in modo adeguato, dovranno vestirsi “da diabetici” per indurre nel bambino lo stimolo “imitativo” che lo potrà far crescere nell’apprendimento.

Tale compito è reso, se possibile ancora più complesso, dalle evidenze che spesso ci sono segnalate sulle difficoltà, età dipendenti, di mantenere un buon controllo metabolico.

L’introito calorico, infatti, è ancora molto irregolare sia nelle quantità sia nei tempi di assunzione dei pasti.

L’attività fisica è incontrollabile e il movimento del bambino sfugge a ogni relazionabilità al pasto e alla somministrazione d’insulina.

La pratica terapeutica è vissuta come fortemente aggressiva e talvolta costretta a “tempi di attesa” fuorvianti.

La conseguenza è un più facile alternarsi di pericolosi picchi iperglicemici e di devastanti crisi ipoglicemiche.

Il cattivo controllo metabolico incrementa sensibilmente i sensi di colpa e la sensazione d’inadeguatezza di genitori già sottoposti ad un crollo della propria autostima come sempre succede al momento di una comunicazione di diagnosi di malattia cronica soprattutto se, in qualche modo, geneticamente correlata.

 

Gli obiettivi da porsi per questa iniziativa sono:

A) Per il bambino:

Aiuto per il riconoscimento dello schema corporeo.

- Il bambino diabetico può vivere la malattia come una minaccia alla propria integrità. Attraverso il movimento, le sensazioni e l’imitazione si può far recuperare l’immagine del corpo come struttura dinamica che è in evoluzione comunque positiva e perciò più in grado di “dimenticare” o “annullare” gli effetti della malattia.

Far superare la ritrosia dell’ago.

- L’iniezione è, per un bambino, abitualmente caricata di annotazioni negative (se non fai questo…ti faccio fare una puntura). Il doversi fare l’iniezione tutti i giorni e più volte il giorno può assumere una connotazione simbolica fortemente disturbante.

Imparare a farsela da soli e vedere che ci sono anche “amici” che le fanno permettono di accettarla con meno drammi e più serenità.

Sviluppare lo spirito d’imitazione.

- Vedere gli altri che affrontano una situazione con successo, ci porta ad imitarne il metodo per ottenere lo stesso risultato. Lo stare insieme è il miglior momento della metodologia di auto – aiuto ed è applicabile, ovviamente, a bambini e genitori.

Acquisire almeno in parte alcune tecniche:

Eseguire ed interpretare l’esame delle urine (glicosuria ed acetonuria), eseguire autonomamente la glicemia, conoscere il proprio schema di trattamento, apprendere la tecnica d’iniezione, riconoscere e affrontare l’ipoglicemia, riconoscere gli alimenti contenenti zuccheri.

Ovviamente ogni bambino, in base all’età ed alle attitudini, sarà in grado di acquisire skills diverse e più o meno approfondite. Tutti, comunque, impareranno.

 

B) Per i genitori

CONTENIMENTO ANSIA ED INSICUREZZA - Questi stati d’animo sono trasmessi al bambino dai genitori e, a volte, possono anche determinare una regressione ad un’età inferiore a quella cronologica.

La protezione che il bambino chiede e riceve dall’ambiente lo porta ad una dipendenza estrema dalle figure genitoriali.

 

Il bambino sente la “malattia” come perdita e, fin verso i 6/7 anni, come un evento aggressivo da cui si difende ripiegando in uno stato di dipendenza.

I genitori vivono spesso atteggiamenti iperprotettivi per liberarsi dall’angoscia e superare il senso di colpa per la malattia del figlio.

Pertanto è chiaro che se non si rassicurano i genitori essi continueranno a interferire in modo improprio poiché il diabete del bambino piccolo è gestito completamene da questi e sono proprio loro che hanno bisogno di sostegno poiché solo una serena “accettazione” del diabete permetterà al bambino di arrivare ad un atteggiamento positivo nonostante le limitazioni che deve comunque subire.

I genitori dei ragazzi diabetici in genere, ma particolarmente quelli dei bambini piccoli, vanno aiutati a comprendere la necessità di lasciare una maggiore autonomia ai figli, via via che crescono, per dar loro la possibilità di acquisire fiducia in se stessi.

Il Campo Scuola, nel favorire lo sviluppo della personalità dei bambini, permettendo loro di acquisire serenità nelle tecniche di autocontrollo, aiuta i genitori a trovare fiducia nell’affrontare e risolvere i problemi, ridimensionandoli, ricostruendo così un equilibrio di vita familiare che può iniziare a riappropriarsi di quell’autonomia che l’insorgere del “problema” aveva fatto perdere.

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